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Amani Newsletter Marzo 1999

Nairobi, 31 marzo 1999

Carissimi,
Pasqua è vicina, mi sto preparando per andare con tutti i Koinoniani per un incontro-ritiro da domani fino alla sera di sabato, ma non vorrei lasciarla passare senza qualche notizia.
Da quando son tornato dalle vacanze in Italia sono successe così tante cose che se le dovessi anche solo accennare questa lettera diventerebbe un elenco un poí arido. Vorrei invece darvi una descrizione dell' ultimo viaggio che ho fatto sui Monti Nuba e qualche brevissima notizia di Kivuli. Un'altra volta vi racconterò di cosa sta succedendo in Zambia, dove sono andato a metà febbraio, e delle altre attività.

Tre giorni coi Nuba
Atterriamo in un remoto angolo delle Montagne Nuba nel primo pomeriggio di venerdì 19 marzo. Una piccola folla di un centinaio di persone attende il nostro aereo. Trasportiamo circa cinque tonnellate di aiuti: soprattutto sementi, semplici attrezzi agricoli come zappe e ascie, vestiti e sale, che qui è introvabile e la cui mancanza provoca malattie anche serie. Poco distante si vede un aereo gemello al nostro, con il muso piantato nel terreno. Un mese fa aveva sbagliato atterraggio, e il pilota non ha potuto far altro che abbandonarlo.
Intanto la folla è aumentata, e circa duecento persone si fanno avanti per portare il nostro bagaglio a destinazione. Sanno che riceveranno un compenso in sale e vestiti. Una lunga fila di donne e uomini si caricano sulla testa i sacchi degli aiuti, poi iniziamo insieme la marcia. Le operazioni vengono controllate a distanza dai soldati dello Spla, spesso vestiti in modo approssimativo ma sempre armati dell'immancabile kalashnikov: saranno loro a scortare noi e i portatori. Tutto avviene con la massima velocità possibile, nel timore che l'aereo sulla pista attiri l'attenzione dalle forze governative e venga bombardato, come già è accaduto altre volte in passato, prima che i guerriglieri riuscissero a respingere le forze governative ad una distanza superiore alla gittata massima dei loro cannoni, una dozzina di kilometri . Anche noi ci incamminiamo verso il villaggio di Kerker. I miei compagni di viaggio sono Musa, il musulmano nuba che coordina logisticamente i vari progetti umanitari che seguo sui monti Nuba, Steven, un giovane nuba cristiano che studia giornalismo a Nairobi; e quattro giornalisti di tre nazionalità (italiana, portoghese e brasiliana): anche questo è un modo per spezzare l'isolamento dei Nuba.

Dopo circa tre ore di cammino sotto un sole rovente arriviamo a Kerker. Un gruppo di giovani, cantando e danzando, ci viene incontro per darci il benvenuto. L'accoglienza e l'ospitalità dei Nuba continua ogni volta a stupirmi e a commuovermi. Ci hanno preparato una capanna, ma per il caldo preferiamo dormire all'aperto, sotto un cielo pieno di stelle, sdraiati sugli hangareb, i lettini tradizionali di stile arabo che ci hanno messo a disposizione. Ci portano da mangiare, e una zucca secca colma di acqua. Ce n'è anche un'altra, colma di birra locale. C'è un buon numero di visitatori, persone che in questi anni di visite ai Nuba sono diventati dei veri amici. Hanno già saputo del mio arrivo, e magari fatto due o tre ore a piedi per venire a salutarmi. Poi la stanchezza è troppo forte e ci addormentiamo.

Ci svegliamo all'alba. Le colline si ricoprono di tonalità di marrone e ocra, i panorami sono nitidi, i bambini si arrampicano sui grandi sassi e si fanno fotografare in tutta la loro nuda dignità. Con i responsabili e gli anziani del villaggio determiniamo il posto esatto dove costruiremo alcune capanne per ospitare un corso per insegnanti e animatori comunitari che faremo da maggio ad agosto. Ci accordiamo per tutte le modalità concrete, anche per il pagamento dei lavoratori, che saranno retribuiti con parte degli aiuti che abbiamo portato. Nel corso della discussione sorgono alcune difficoltà. Clement, un giovane trentenne, la cui moglie si porta sulle spalle un bimbo così bello da sembrare finto, sblocca la situazione dicendo: "Padre Kizito, abbi pazienza con noi nuba. Il Signore ti ha dato la grazia e la croce di volerci bene. Noi pure ti vogliamo bene. Il resto non conta".
Poi partiamo per il mercato di Gidel, a circa un'ora e mezzo di cammino. Qui, una volta alla settimana, si raccolgono centinaia di persone: alcuni vendono un po' di frutta, altri vasi di terracotta, altri ancora qualche indumento. Pochissimi usano le monete, nella maggior parte dei casi si tratta di una forma più o meno evoluta di baratto. Una delle merci più preziose è il sale, esposto in piccoli mucchietti e venduto con meticolosa parsimonia. Per secoli il sale veniva trasportato fin qui dai cammellieri provenienti da Gibuti. Oggi anche questo commercio è interrotto a causa della guerra.

Veniamo invitati a riposarci all'ombra di un piccolo riparo di frasche. Ci offrono dei manghi che ci tolgono la sete, e perfino del the addolcito col miele selvatico. Il comandante della vicina guarnigione dei guerriglieri ci aggiorna sulla situazione militare delle ultime settimane: durante uníattacco sono stati uccisi una quarantina di civili.
Nel pomeriggio ci spostiamo verso la sede del NRRDS (Nuba Relief, Rehabilitation and Development Society), la ong dei nuba che cerca di coordinare le iniziative umanitarie in questa zona. E' strutturata come un piccolo villaggio nuba. Hamad ci spiega che l'emergenza sanitaria è una delle più gravi: manca tutto, medici, ospedali, infermieri, medicinali, attrezzature. Una grande organizzazione sanitaria internazionale cerca di far arrivare qualche aiuto clandestino: ma spesso quello che è previsto che debba durare per tre mesi si esaurisce prima che ne passi uno. Oltre alle malattie tipiche di questa zona, ci sono moltissimi casi di gozzo, dovuti alla mancanza del sale. Vicino a Hamad è seduto Kafi, che ha la gamba sinistra amputata ben sopra il ginocchio. Ha calpestato una mina antiuomo mentre coltivava il suo campo. Ci chiede se possiamo trasportarlo in aereo in Kenya, all'ospedale di Loki, dove la Croce Rossa potrebbe mettergli una protesi. Stringo la mano al vecchio Kuku, che non ha più il naso, completamente mangiato dalla lebbra. Il Sudan è uno dei pochi luoghi al mondo dove i casi di lebbra continuano ad aumentare. Da tre anni l'Aifo, l'associazione italiana amici di Raoul Follereau, finanzia qui tra i nuba un intervento che è riuscito ad arginare il dilagare della malattia.

Alla sera torniamo a dormire al villaggio di Kerker. Il giorno dopo è domenica. Mi incontro con i catechisti, che mi confidano le loro speranze e anche le loro difficoltà. Sono loro che hanno coraggiosamente tenuto viva questa chiesa, rimasta isolata per molti anni. E sono loro a celebrare la Parola, nella nuova chiesa appena costruita (una grande capanna con i muri di sassi e fango essicato e il tetto di paglia). Insieme con loro cantano e pregano, per lo più in arabo, centinaia di persone, che magari hanno camminato per ore per partecipare al rito. Paul Chalu ha portato qui il cristianesimo vent' anni fa, e oggi è un anziano che gode di una grandissima autorità morale. Andraus, Mata, e altri sono diventati dei leader e dei punti di riferimento per tutta la comunità. La madre di Mata, una donna ormai anziana, è completamente cieca. Vuole che vada a visitarla nel pomeriggio, e quando arrivo nella sua semplice e spoglia capanna situata in cima ad una enorme roccia e con una vista di austera bellezza, mi offre un cesto di arachidi e una gallina. Dice: "avevo perso la speranza che un uomo di Dio potesse visitare questa casa. Adesso la mia gioia è grande."

Dopo aver salutato ancora altri amici e aver cenato, cerchiamo di addormentarci presto. La mattina dopo la sveglia è alle 4: dobbiamo camminare fino alla pista dove l'aereo ci verrà a riprendere. I Nuba conoscono ogni metro di tutti i sentieri, anche i più piccoli, di questa zona. Sono delle guide perfette e riescono tranquillamente a camminare al buio per ore. Noi ci aiutiamo con la luce di alcune torce elettriche: una cosa talmente insolita da queste parti da destare sospetti. Una raffica di mitra ci fa gettare a terra: è solo una sentinella che ha sparato in aria per lanciare l'allarme, pensava fossimo un drappello di soldati governativi in incursioneÖ . Rassicurata dagli uomini della nostra scorta, ci lascia proseguire il viaggio.
L'aereo atterra senza problemi, scarica altri aiuti, e carica noi e Kafi, che spera di tornare fra poche settimane con una gamba artificiale.

Pane per Kivuli
Da marzo c'è il pane fresco a Kivuli, tutti i giorni. E spesso ci sono anche i biscotti. La piccola panetteria della comunità lavora a pieno ritmo e cinque ragazzi hanno imparato il mestiere di fornaio. Tre di loro sono già stati assunti a tempo pieno: per loro imparare ad impastare e a preparare il pane è diventato un modo per guadagnarsi da vivere con dignità.
Tutto questo è stato possibile anche e soprattutto grazie alla generosità e all'interessamento di ognuno di voi, decine di persone e aziende della zona di Lecco, che hanno reso possibile un piccolo progetto che per molti all'inizio sembrava solo una buona idea troppo difficile da realizzare.
Il pane cotto nella piccola panetteria di Kivuli non serve solo per i residenti; viene venduto anche agli abitanti del quartiere: quelli che se lo possono permettere lo comprano, già confezionato, a un prezzo leggermente inferiore a quello dei negozi, visto che a Riruta non esiste nessun'altra panetteria. Abbiamo già contatti con alcune scuole della zona, che potrebbero trovare più comodo rifornirsi da noi invece che andare fino in città. C'è ancora un problema: l'avvio del forno è stato così veloce che non abbiamo avuto il tempo di pensare a un nome. Ma i nostri bambini hanno la fantasia fervida, e adesso abbiamo lanciato un concorso: chi troverà il nome più bello, che sia in inglese o kiswahili, verrà premiato con una maglietta nuova.

Alcuni macchinari della panetteria sono stati comprati di seconda mano, grazie alle vostre offerte. Altri sono in arrivo con un container che dovrebbe essere già a Mombasa. Ci sono stati alcuni problemi, perché proprio i primi giorni in cui si cercava di accendere il forno mancava la corrente elettrica, poi è mancata l'acqua, ma adesso, dopo solo due settimane di rodaggio, il lavoro prosegue a pieno ritmo.

Ma questo progetto non sarebbe stato possibile senza il contributo Angela e Sergio Spreafico, della mia parrocchia di San Nicolò di Lecco. Sono rimasti a Kivuli per circa un mese, e Sergio, fornaio in pensione, ci ha messo tutta la sua passione per avere un prodotto buono e nutriente. E' stato lui a verificare il funzionamento del forno e dell'impastatrice ed è stato lui, nonostante le difficoltà con la lingua inglese, a insegnare il mestiere ai giovani apprendisti keniani. Tra l'altro Kivuli è ormai il terzo forno che Sergio ha avviato in Kenya.
I bambini di Kivuli hanno festeggiato l'avvio del forno con una preghiera di ringraziamento e una piccola festa a base di pizza e biscotti, il tutto preparato e cotto nel nuovo forno.

Ancora un grande grazie a ciascuno di voi, per il vostro contributo a rendere più serena la vita dei nostri bambini, a farli sentire orgogliosi di vivere in una grande casa dove si produce una cosa così buona come il pane, e per aver dato la possibilità ad alcuni giovani di guadagnarsi da vivere.

Il Signore, che si è servito del pane per donarsi a noi, non lo dimenticherà.

Un abbraccio

Kizito


Forse non tutti sanno che...

Gli incontri di Kizito in Italia a febbraio
Dal 21 al 27 febbraio Padre Kizito si è recato in Italia su invito della Campagna Italiana per la Pace e il Rispetto dei Diritti Umani in Sudan. La campagna, di cui Amani è parte attiva, ha organizzato un seminario sulla violazione dei diritti umani in Sudan che ha avuto luogo a Roma presso la Sala del Cenacolo di Palazzo Valdina il 26 febbraio scorso. Gli altri invitati al seminario in qualità di relatori erano : Yusuf Kuwa Mekki( Governatore dei Monti Nuba e comandante del movimento di liberazione presente nelle montagne Nuba ) Fatima Ibrahim ( ex-parlamentare sudanese ora in esilio a Londra) Yoannes Ajawin ( avvocato esperto di diritti umani esponente di African Rights, ex-parlamentare sudanese in esilio a Londra ) Walid Hamid Mohamed ( Rappresentante del Governatore dei Monti Nuba a Nairobi ) E' stata un'occasione importante per cercare di capire il conflitto in atto in Sudan partendo dal punto di vista degli ospiti Sudanesi. Oltre all'appuntamento più importante del seminario di Roma i relatori si sono recati a Verona, Senago e Milano dove sono stati invitati a parlare del conflitto sudanese e dove hanno rilasciato interviste a diverse testate e televisioni.

Campo di lavoro in agosto
Siamo al lavoro per formare il gruppo che ad agosto "invaderà" con il suo entusiasmo il Centro di Kivuli a Nairobi e la nuova casa di Anita per le bambine. Come sempre le richieste sono di gran lunga superiori ai posti disponibili ma confidiamo nella comprensione di chi non partirà e continuerà a cercare strade concrete di impegno.

Nuovo libro di Kizito
Entro la fine di giugno la Emi pubblicherà il nuovo libro di Padre Kizito. E' una raccolta di suoi scritti e lettere dal 1988 ad oggi. Ci siamo ispirati al lavoro di Mauro Pompili e Padre Celestino Celi che diedero vita alla prima raccolta intitolata "La tua terra sono gli altri ". Chi fosse interessato a divulgare questa iniziativa editoriale ci può contattare ai numeri qui sotto e noi provvederemo alla spedizione direttamente a casa vostra.

La forza tranquilla
Lorella Zanzi sarà presto mamma, a sostituirla e ad aiutarci nel seguire le adozioni a distanza è arrivata Attilia Marchesi una "forza tranquilla" che molti di voi conoscono.

La casa delle bambine
Sono cominciati i lavori di costruzione del nuovo centro di accoglienza per bambine di strada che sorgerà a N'Gong a 25 km da Nairobi. Questa nuova iniziativa della comunità di Koinonia e di Amani è ispirata alla figura di Anita Pavesi scomparsa a Milano nell'autunno scorso. Speriamo di poter cominciare ad accogliere le bambine all'inizio di luglio Padre Kizito ci racconterà gli sviluppi nella prossima lettera.

Segnalateci le variazioni di indirizzo
Abbiamo riscontrato alcuni cambiamenti negli indirizzi di molti di voi. Vi invitiamo,per aiutarci a raggiungervi meglio e senza sprechi, a segnalarci variazioni di indirizzo e codice postale ed eventuali errori che avete riscontrato. Potete comunicare con noi utilizzando gli indirizzi e i numeri telefonici che trovate qui sotto.

Organizzare incontri
Incontri con Padre Kizito. Nello scorso autunno Padre Kizito non è riuscito ad incontrare alcuni gruppi che volevano organizzare degli incontri pubblici. Padre Kizito tornerà in Italia dal 26 maggio al 20 giugno 1999. Se volete organizzare un incontro prenotatevi per tempo con Amani. Ci saranno molti sviluppi nuovi sulla situazione sudanese e dei bambini di strada. Per chi segue con interesse la situazione sudanese, sul numero di Aprile di Africanews edizione Italiana troverete un articolo di Padre Kizito sul tema della schiavitù in Sudan. E' una riflessione molto interessante che ci aiuta ad avvicinarci in modo corretto al problema della schiavitù in Sudan.