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Sommario
Lettera
di Padre Kizito agli amici
di Padre Renato Kizito Sesana
Un Parlamento all'ombra dei manghi
di
Pietro Veronesi
Diario dalla Zambia
di
Padre Renato Kizito Sesana
Lettera di Padre Kizito agli
amici
di Padre Kizito
Nairobi, 11 marzo 2003
Cari Amici,
Abbiamo voluto chiamarci "Amani", cioè pace, perchè
ci è parso di capire che questo è il grande impegno nel mondo
di oggi, per tutti. E i nostri piccoli progetti, le nostre case e scuole,
i nostri interventi sui Monti Nuba hanno sempre voluto essere un segno di
pace, anche là dove la guerra e la violenza sembrano vincere.
Inevitabilmente in giorni così difficili come quelli che stiamo vivendo,
in cui si fronteggiano la follia di un piccolo dittatore e la tracotanza di
chi vuole dominare il mondo, non possiamo non essere coinvolti da quanto sta
accadendo.
Uno slogan indovinato afferma che un nuovo mondo è possibile. Anzi,
è necessario, aggiunge qualcuno.
Io
mi permetto di dire sottovoce: amici, vi sbagliate, il nuovo mondo esiste
già. La prova più evidente è nelle folle che hanno manifestato
per la pace e nell'impegno quotidiano di tanti perchè la pace prevalga.
Ogni grande movimento storico non produce solo leaders, teorie, libri, dibattiti,
statistiche, marce, o che altro. I movimenti creano poesia. A volte è
una forma minore di poesia, quella dei sogni a occhi aperti o delle illusioni.
Ma altre volte è poesia vera, quella che ci fa vedere al di là
della realtà, soprattutto quella che ci aiuta a vedere il futuro che
esiste già adesso.
Così è stata nella Chiesa la stagione conciliare. Così
è stato il 68 per chi era giovane in quegli anni. Per l'Africa sono
stati cosi il movimento della negritudine, la prima stagione dell'indipendenza
e poi i movimenti di liberazione. Le visioni di un mondo nuovo non nascono
negli incontri di salotto di persone intelligenti, e neanche nei "think
tanks" sponsorizzati della grandi istituzioni, o nel mondo individualista
della cultura globalizzata, tantomeno nei dibattitti televisivi. Queste visioni
poetiche nascono nei gruppi che si impegnano nel sociale e nel politico per
molti anni, che soffrono, che pagano di persona.
Poi ogni tanto questa poesia ti aggredisce in momenti imprevedibili e immeritati.
La vedi, è li a portata di mano, e ti accorgi che è più
vera della realtà.
A me è successo per esempio lunedì 18 novembre, mentre visitavo
la Koinonia di Lusaka, in Zambia. Ero seduto nel cortile della casa dove vivono
gli oltre sessanta bambini di strada ospitati dalla comunità, nel prato,
sotto il grande albero di jacaranda. C'era una grande quiete, l'ultima auto
era passata oltre un'ora prima, nella strada sterrata ai piedi della collina.
Il sole tramontava ad occidente mentre contemporaneamente ad oriente sorgeva
la luna piena. Alcuni bambini rientravano sudati e stanchi per una partita
di calcio. Altri erano sotto la doccia, mentre altri, già puliti e
profumanti di bucato (per lavarsi usano lo stesso sapone del bucato, la saponetta
col profumo artificiale è un lusso) preparavano all'aperto il tavolo
che sarebbe servito da altare per la Messa. Poco lontano, sotto una tettoia
dello stesso grande cortile, mama Edina e mama Justina stavano cucinando un'enorme
polenta, mentre il pentolone di spezzatino era già pronto. I bambini
indaffarati nelle varie occupazioni mi passavano accanto e facevano un cenno
d'intesa, mi lanciavano uno sguardo, un sorriso, ognuno in modo diverso significando
la gioia di essere insieme in un posto tranquillo, protetto, dove ci si vuol
bene. Ecco, improvvisamente, il nuovo mondo è qui. Mi è venuto
in mente che era il quinto anniversario della morte di Andrew Owour, il ragazzo
kenyano che ha stimolato noi tutti in questa avventura al servizio dei bambini
di strada in tutta l'Africa. Mi è venuto in mente che proprio qui,
a Koinonia di Lusaka, dove mi aveva accompagnato nel 1994, Andrew aveva concluso
il suo cammino di fede ed aveva deciso di diventare cattolico, da anglicano
che era. Aveva fatto qui, in questo cortile, la sua professione di fede. Allora
durante la messa ho parlato di lui ai bambini, che mi ascoltavano come se
parlassi di un loro fratello maggiore, rapiti. Ecco, il nuovo mondo è
qui, nella comunione fra i vivi, e dei vivi coi morti.
Quando riduci all'osso i grandi movimenti che hanno espresso i desideri collettivi
della gente, li ripulisci di tutto il dolore, sudore, e purtroppo magari anche
sangue che hanno generato, ti accorgi che la loro forza era nell'aver in qualche
modo, magari anche sbagliato, coagulato le grandi aspirazioni di libertà
e di amore che sono dentro tutti noi. Libertà e amore (comunione) sono
due, sono il motore di tutto ciò che si muove. Siamo aperti al mondo,
accoglienti, quando queste due forze - forze semplici, familiari, di cui tutti
intuiscono i contenuti anche se non sanno verbalizzarli - sono vivi dentro
di noi, e li sappiamo vedere nel piccolo mondo intorno a noi, prima ancora
che nel grande mondo. Koinonia è per me il piccolo mondo dove ogni
tanto la poesia irrompe, libertà e amore prendono il sopravvento, e
mi accorgo che il nuovo mondo è già qui. Che probabilmente è
solo colpa mia se non lo vedo e non lo assaporo più spesso.
E' l'intravedere questi valori che attira i giovani d'oggi verso il movimento
per la pace. Il che dà a chi fada punto di riferimento o di coagulo
una grande responsabilità. Ho letto recentemente il giudizio severo
di Enzo Bianchi che riferendosi ad alcuni personaggi che appaiono come i leaders
dei pacifisti, dice "Non si tratta
di maestri: sono voci critiche che incanalano un dissenso. I testimoni di
una volta scrivevano, lasciavano un'eredità. Ora invece il mondo dei
mass media crea facilmente i suoi idoli e altrettanto presto li dimentica;
si tratta di personaggi privi di eloquenza, che appaiono soltanto; tutti li
applaudono, ma qual'è il loro messaggio?" Credo che questo giudizio
sia un po' ingeneroso, ma purtroppo è indubbio che c'è una grande
carenza di maestri e testimoni veri, che ci facciano gustare la bellezza,
la poesia di un mondo che c'è già.
Forse questa difficoltà nell' identificare i maestri, i leaders, i
testimoni nasce anche dal fatto che - come ha scritto John Berger - dall'
11 settembre in poi ci hanno rubato le parole. Giustizia, pace, democrazia,
terrorismo, violenza, guerra, non hanno più il significato che avevano
qualche anno fa. Spesso vogliono dire il contrario. Per mantenerci liberi,
capaci di interpretare veramente cosa sta succedendo, dobbiamo capire cosa
si nasconde dietro alcune parole chiave. Se gli oppositori diventano tutti
terroristi, se la guerra di conquista diventa guerra preventiva, se la volontà
di dominio diventa ingerenza umanitaria, se la reazione ad un atto terribile
come quello compiuto l'11 settembre e' "consumate per continuare a far
girare l'economia", dobbiamo stare attenti, il rischio e' che noi tutti
da persone umane diventiamo solo consumatori e clienti del supermercato globale.
E quelli che percepiamo come leaders sono solo i personaggi scontati di un
gioco che ci vuol manipolare.
Noi viviamo di segni. I terroristi dell'11settembre ne erano perfettamente
consapevoli. Nella loro azione non si sono limitati ad ubbidire. Avrebbero
potuto far cadere gli aeroplani su qualsiasi anonima città americana
magari causando più morti. Ma hanno creato un evento simbolico, colpendo,
o cercando di colpire i centri del potere economico, militare e politico di
quello che era da loro percepito come l'impero del male.
Tutto può diventare segno. A volte un hamburger è solo un hamburger,
a volte è il segno visibile della reale o immaginaria compartecipazione
al mondo globale.
Anche noi dobbiamo porre dei segni che esprimano al di là di ogni dubbio
che riconosciamo gli altri come persone, che rispettiamo i diritti umani,
che siamo per la crescita integrale di tutti i popoli e di tutte le culture.
Noi cambiamo il mondo con gesti grandi e piccoli. Tendendo la mano ad un amico,
scavando un pozzo, curando un malato, coltivando un campo, riparando un computer,
accarezzando un bambino che piange, fermandoci sull'autostrada ad aiutare
chi è coinvolto in un incidente. I nostri gesti, il nostro lavoro,
i nostri progetti hanno un valore che va al di là della loro pura materialità.
Quando sono posti consciamente cambiano il significato della nostra vita personale
e del mondo che ci circonda.
E' un gesto anche riconoscere umilmente il valore di ciò che gli altri
fanno. Riconoscendo per esempio che la suorina Africana che cura i malati
di AIDS da dieci anni in un ospedale dove i pazienti sono quasi tutti musulmani,
sempre sorridente, sempre pronta a correre quando è chiamata, ha capito
molto meglio di me, che magari discetto di Tobin tax e di scontro di civiltà,
cosa vuol dire andare incontro agli altri, e quindi democrazia e diritti umani.
In
particolare io credo che quelli fra noi - come me e molti di voi - che cercano
di essere cristiani, abbiamo nella nostra comunità una ricchezza enorme
di segni potenti, che hanno la potenzialità di controbilanciare efficacemente
i segni della società dei mass media. Se il mangiare insieme un hamburger
può essere un segno, quale segno può essere più forte
che il radunarsi insieme intorno alla stessa mensa di Huti e Tutsi che, mentre
altri individui della loro gente si stanno scannando, mangiano lo stesso Corpo
e bevono lo stesso Sangue, e recitano il Padre Nostro tenendosi per mano?
Ogni nostro gesto deve essere un segno trasparente di che "un mondo diverso"
è già quì.
Il cristianesimo è basato sull'incarnazione. Da che Dio e' diventato
carne le persone, partecipano della vita di Dio. Ed è la religione
più concreta di questo mondo, che ci indica una possibilità
infinita di gesti concreti. Ci dice "beati i costruttori di pace",
"ama i tuoi nemici e prega per quelli che ti perseguitano", "vinci
il male con il bene", "è meglio dare che ricevere".
Altro che non violenza attiva. E questi non sono principi astratti, utopie
da vivere in un mondo che non c'è. Mi basta uscire di casa, anche qui
a Riruta, periferia di Nairobi, e trovo persone semplici che li vivono.
I momenti di poesia come quelli del 18 novembre nella Koinonia di Lusaka che
la vita ci regala sono l'espressione della realtà, non ombre cinesi
di un mondo irraggiungibile.
La Pasqua ormai non lontana ci fa vedere la poesia più bella: la Vita
che ha vinto la morte. Il mondo nuovo è già qui.
Padre Kizito
Un Parlamento all'ombra dei manghi
di Pietro Veronese
Pietro Veronese inviato di Repubblica ha scritto questo articolo dopo aver partecipato alla All Nuba Conference durante i primi giorni dello scorso dicembre. Questo articolo è stato pubblicato sul mensile "Nigrizia" di Febbraio 2003: la pubblicazione su "Amani" è stata possibile grazie all'esplicito permesso dell'autore (n.d.r.).
Ai primi giorni di dicembre 2002 si è tenuta a Kauda,
sui monti Nuba del Sudan, la prima All Nuba Conference, cioè il primo
congresso di tutti i Nuba sudanesi fino a pochi mesi prima divisi dalla linea
del fronte: quelli delle zone liberate, quelli che vivono nelle località
sotto il controllo del governo di Khartum - in massima parte proprio nella
capitale - e quelli della diaspora in America ed Europa. C'era un solo giornalista
(io) e un solo fotografo, Gian Marco Elia, se si eccettua padre Kizito Sesana,
che oltre a fare il giornalista è anche missionario comboniano. L'eco
mediatica dell'avvenimento è stata poca o nulla. Per chi c'era, la
presenza a Kauda in quei giorni è stata occasione di una triplice riflessione:
sui Nuba e il frangente storico nel quale si trovano a vivere; sulla situazione
più generale del conflitto sudanese; e sull'assenza dei media.
I Nuba riuniti a Kauda hanno dato di sé grande spettacolo. Il loro
ritrovarsi è stato, per chi vi assisteva, molto commovente. Qualcosa
di speciale distingue questa tribù del centro del Sudan: una certa
aperta
umanità,
una dignità mai altera, un equilibrio tra disponibilità e rispetto
nell'incontro con gli altri. Espressione di questi tratti è sempre
stato, da quando i Nuba hanno un'identità politica, anche il loro gruppo
dirigente: prima il compianto Yusuf Kuwa, scomparso due anni fa, e ora il
suo successore Abdel Aziz. Il piccolo parlamento riunito sotto i manghi di
Kauda è stato in seduta per ore ininterrotte e si è concluso
con un documento che segna un forte momento di unità politica dei Nuba
intorno a Abdel Aziz, anche da parte dei delegati venuti dalle zone sotto
il controllo governativo. Ma l'aspetto più impressionante è
stato il carattere democratico della discussione e delle deliberazioni e ancor
più l'emozione del ritrovarsi insieme. Ogni giornata di lavori si concludeva
in abbracci, scambi di notizie tra amici che non s'incontravano da anni e
anni, emozioni del ritorno per chi non rivedeva il villaggio o la famiglia
da moltissimo tempo. Si legge nel comunicato finale: "E' stato un evento
notevole, di cui non s'era mai visto l'eguale sulle montagne Nuba".
Si viveva a Kauda un'atmosfera molto particolare. Il cessate-il-fuoco tra
i Nuba e le forze governative regge. Gli osservatori internazionali della
Joint Military Commission dicono che le cose vanno bene. Tra loro c'è
anche un ufficiale di collegamento venuto da Khartum e così in quei
giorni si sono trovati fianco a fianco il leader della Spla, John Garang,
intervenuto a sorpresa il secondo giorno del congresso, e questo maggiore
dell'Aeronautica sudanese (un musulmano, il quale ricordava con nostalgia
il viaggio fatto a Roma in Vaticano in occasione della beatificazione di Comboni).
Questo clima non è rappresentativo della situazione generale del conflitto
sudanese. Nel sud le cose vanno peggio. Ma quello che sta accadendo sui monti
Nuba dà la sensazione di una pace possibile. Le dichiarazioni di Abdel
Aziz, incontrato in quei giorni, non erano affatto ottimiste. All'ottimismo
spingeva però la situazione di fatto.
Tutto questo ha ottenuto sulla stampa mondiale un unico articolo, apparso
su Repubblica qualche giorno dopo. E' stato un vero peccato. E' vero che proprio
alla vigilia del congresso Nuba ci fu l'attentato anti-ebraico di Mombasa,
il quale distolse dal viaggio in Sudan chi eventualmente, tra i corrispondenti
basati a Nairobi, avesse voluto intraprenderlo. Forse gli stessi Nuba non
avevano le risorse per contattare i giornalisti e attirare l'attenzione dei
media. Ma ancora una volta una bella storia africana, una storia che non era
negativa, catastrofica, disperante, è andata perduta.
Diario dalla Zambia
di Padre Kizito
Ho trovato il progetto Mthunzi che cresce bene, i bambini contenti
e impegnati. Ce ne sono 5 nuovi. L'ultimo è arrivato qualche giorno
prima della mia visita. Hanno visto questo bambino piccolissimo, forse di
5 anni, entrare nel cortile e guardarsi in giro spaesato, sul punto di scoppiare
a piangere. Gli hanno chiesto che cosa volesse, e lui ha raccontato che la
mamma lo ha accompagnato fino al ponticello alla base della collinetta su
cui c'è la nostra casa, lo ha salutato dicendogli che non lo avrebbe
più rivisto e gli ha detto: "adesso vattene via, va in quella
casa, troverai delle persone che ti aiuteranno e ti vorranno bene". Poi
se ne è andata. Da dove venivano? Da lontano, hanno camminato tutta
la mattina, ed erano partiti molto presto, ma la mamma cammina adagio, perchè
é molto malata
Chokepo parla solo Chitumbuka, una lingua di una
piccolo popolo molto lontano da Lusaka. Ci vuole poco ad immaginare cosa faccia
sua mamma a Lusaka, e di che cosa sia malata, probabilmente morente.
Pochi giorni dopo guardavo Chokepo (lo hanno chiamato così, come si
fa in Africa, dove un avvenimento forte di dà il nome, chokepo vuol
dire "vattene via") giocare al pallone con gli altri, pensavo a
quella mamma che ha avuto tanta fiducia in noi, alle centinaia di bambini
in Zambia, altre centinaia in Kenya, altre migliaia (senza esagerare) in Sudan
che Amani e i sostenitori di Amani aiutano ad avere una vita serena, e a poter
guardare al futuro con speranza. Abbiamo una grande responsabilità.
Ne siamo consapevoli e facciamo questa azione insieme all'altra fondamentale
azione, che è l'impegno a cambiare la società.
Lo dico sempre, ma ripeterlo fa bene anche a me. Un'azione senza l'altra non
avrebbe senso. Se gli educatori di Mthunzi avessero detto a Chokepo "ci
spiace, non c'è posto per te, ma non preoccuparti perché ormai
con la nostra azione politica e sociale siamo vicini a costruire il nuovo
mondo possibile e fra cinque anni non ci saranno più problemi per te
e per tutti i poveri" sarebbero stati a dir poco degli irresponsabili.
Ma lo stesso si sarebbe potuto dire se continuassero a fare azioni caritatevoli
senza impegnarsi per il mondo nuovo.
| Il progetto: Il "Mthunzi Centre", è progetto educativo realizzato dalle famiglie della comunità di Koinonia di Lusaka (Zambia) a favore dei bambini di strada. Il Centro Mthunzi oltre ad accogliere 53 bambini di strada in forma residenziale curandone la crescita e l'educazione, è un punto di riferimento per la popolazione locale con il suo dispensario medico e con i suoi laboratori di falegnameria di avviamento professionale. |
Sito web di Amani: avvisiamo tutti gli amici che Amani ha cambiato il proprio dominio in rete. E possibile trovare il sito web di Amani allindirizzo www.amaniforafrica.org. Per ancora un po di tempo, per evitare possibili problemi e confusione, il vecchio indirizzo www.peacelink/amani.html sarà ancora valido insieme a quello nuovo sopra citato. E cambiato anche lindirizzo e.mail: il nuovo è amani@amaniforafrica.org. Sarà ancora attivo ancora per un po di tempo, come per il sito web, il vecchio indirizzo amani@iol.it.
Amaninews: è
attiva per via mail un servizio chiamato "Amaninews", che permette
agli iscritti di essere aggiornati sulle iniziative di Amani, ricevere i comunicati
stampa della stessa associazione e avere, tramite mail, una copia di questo
giornale. L'iscrizione a questo servizio è gratuita e molto semplice
basta mandare un messaggio mail a: amaninews-subscribe@yahoogroups.com
Pensiamo che questo sia un ottimo strumento per essere sempre più coinvolti
nella vita della nostra Associazione e per mantenere vivi i contatti tra di
noi.
Africanews: è
possibile ricevere la versione italiana e quella inglese di Africanews gratuitamente
in internet mandando un messaggio mail a: africanews1-subscribe@yahoogroups.com.
Per ricevere la versione in inglese bisogna mandare un messaggio mail a africanews2-subscribe@yahoogroups.com.
Se si desidera riceverlo in copia cartacea per posta bisogna mandare una richiesta
allindirizzo mail africanews@iol.it
o presso la sede di Amani con lindirizzo e, a discrezione, un contributo
per le spese postali.
Gruppo adozioni: per domande, informazioni, idee e tutto ciò che riguarda le adozioni a distanza è possibile contattare direttamente Alessandro, Francesca, Angela, Benedetta e Tiziana, il gruppo di volontari di Amani che si occupa di questa iniziativa allindirizzo e.mail amani.adozioni@iol.it oppure consultare il sito web www.amaniforafrica.org cliccando su Adozioni a distanza.
Le offerte ad Amani sono deducibili: i benefici fiscali per erogazioni a favore di Amani possono essere conseguiti con due possibilità alternative:
1. deducibilità ai sensi del DPR 917/86 a favore
di ONG per donazioni destinate a Paesi in via di sviluppo. Deduzione nella
misura massima del 2% del reddito imponibile sia per le imprese che per le
persone fisiche.
2. oneri deducibili ai sensi del DL 460/97 per erogazioni liberali a favore
di ONLUS.
Per le imprese per un importo massimo di euro 2.065,83 o del 2% del reddito
di impresa dichiarato.
Per le persone fisiche detraibile nella misura del 19% per un importo complessivo
non superiore a euro 2.065,83.
Ai fini della dichiarazione fiscale è necessario conservare:
per i versamenti con bollettino postale: ricevuta
di versamento;
per i bonifici o assegni bancari: estratto
conto della banca ed eventuali note contabili.
Ricordiamo inoltre di segnare sempre la causale
del versamento e lindirizzo completo del donatore.
Amani partecipa alla delegazione della Campagna Sudan a Khartoum
Dal 28 gennaio al 7 febbraio scorso, si è svolta la
visita della Campagna Italiana per la Pace e i Diritti Umani in Sudan, a Khartoum.
La delegazione era guidata da Tonio Dell'Olio, portavoce della Campagna e
coordinatore nazionale di Pax Christi, e da Gino Barsella, ex-direttore del
Comboni College di Khartoum e direttore di Nigrizia. Per Amani ha partecipato
Cristina Brecciaroli.
Gli obiettivi della missione erano principalmente quelli di incontrare la
società civile nel nord del paese, le autorità governative di
Khartoum, la diplomazia italiana ed europea e le agenzie ONU, al fine di:
- raccogliere le loro interpretazioni e aspettative rispetto all'attuale processo
di pace nonché indicazioni su come poterlo sostenere dall'Italia, sia
come Campagna sia come singole associazioni;
- far conoscere alla società civile l'esistenza della Campagna ed il
lavoro finora svolto in Italia, ma anche prendere contatti con nuove sezioni
di essa;
- aprire un "credito di fiducia" presso le autorità alle
quali va riconosciuta la disponibilità ad incontrarci mentre in passato
avevano più volte rifiutato persino il visto a una delegazione di Pax
Christi;
- verificare, per quanto possibile, la situazione dei diritti umani, in particolare
degli sfollati del Sud dislocati nei campi intorno alla capitale e altre città
come Kosti ed El Obeid.
Nonostante un parziale miglioramento della situazione negli ultimi quattro
anni, il regime speciale limita ancora fortemente i diritti umani, civili
e politici, delle persone: dalla forte censura sulla stampa, ai processi sommari.
Il principale problema, tuttavia, è la mancanza assoluta di servizi
nei campi degli IDP, Internally Displaced People, cioè gli sfollati
del Sud. Questi, circa 2 milioni nella sola Khartoum, sono lasciati a se stessi,
in zone aride, senza acqua, corrente elettrica, servizi medici, scuole, e
senza, soprattutto, la possibilità di trovarsi un lavoro o inserirsi
in un qualche tipo di economia che permetta loro una sopravvivenza dignitosa.
Rispetto al processo di pace in corso, la società civile rammarica
la totale esclusione da esso. I negoziati riguardano di fatto solo due parti
militarmente contrapposte, il Governo del Sudan e l'Esercito di Liberazione
del Popolo Sudanese (SPLA).Entrambe queste parti, si stima, non hanno attualmente
che il 20% di sostegno da parte della popolazione. Per questo la società
civile non confida che la prossima possa essere una pace duratura: la previsione
è che le parti ora dominanti si ritrovino a dover far fronte a spaccature
interne altrettanto gravi quanto quella che attualmente contrappone il nord
e il sud. Quasi tutti i rappresentanti della società civile reputano
che al termine del periodo di transizione di 6 anni, attualmente previsto
dagli accordi di pace, il sud voterà per la secessione.
Nel complesso, la delegazione si è ritenuta soddisfatta, non solo per
la quantità e qualità degli incontri realizzati, ma anche per
gli elementi raccolti. È sempre più necessario mobilitare l'opinione
pubblica europea e, soprattutto, italiana affinché questo "conflitto
dimenticato" non si trasformi in una "pace dimenticata", tanto
più in un paese, il nostro, il cui governo è impegnato in prima
fila nei negoziati di pace.
Per Amani la partecipazione alla delegazione è stato un momento importante
perché per la prima volta la nostra associazione ha potuto visitare
l'altra parte di un paese in cui da anni si impegna con aiuti umanitari e
iniziative di solidarietà. Il forte impegno di Amani a fianco del popolo
Nuba non può essere visto in un'ottica restrittiva. Il destino di questo
popolo che Kizito ci ha insegnato a conoscere, è inserito in un quadro
molto più ampio, complesso e dagli equilibri delicati.
Proprio il 4 marzo si sono riaperti i negoziati in Kenya per discutere del
destino delle tre aree più controverse del Sudan: Montagne Nuba, Southern
Blue Nile e Abyei. Dalla firma del Cessate il fuoco sulle Montagne Nuba, gennaio
2002, il programma speciale delle Nazioni Unite, NMPACT - Nuba Mountains Programme
for Advancing Conflict Transformation, sta operando per facilitare la ricostruzione
di una unità del popolo Nuba incrinata da una separazione forzata,
imposta dal conflitto. Forse anche per Amani sarà finalmente possibile
estendere il proprio aiuto e la propria attenzione a quella parte del popolo
Nuba che è rimasto sotto il controllo del Governo di Khartoum e che
ha sofferto le conseguenze della guerra tanto quanto quella sotto il controllo
dell'SPLM/A. Amani potrebbe così contribuire alla ricostruzione dell'unità
Nuba e allo stesso tempo rafforzare le basi per una pace duratura.
| Il progetto: Amani
sostiene sui Monti Nuba un Centro educativo polifunzionale: una "scuola
modello" che prevede oltre all'educazione elementare di 500 bambini
per fare fronte all'emergenza scolastica presente nella zona, anche la
formazione di circa 30 insegnanti all'anno per rivitalizzare il tessuto
culturale ed educativo in quell'area duramente provata dalla guerra. Questo progetto potrà in futuro essere ampliato con la dislocazione di altre scuole sui Monti Nuba se la situazione politica e le energie degli organizzatori e dei sostenitori lo permetteranno. Amani inoltre aiuta attraverso borse di studio un gruppo di giovani nuba rifugiati in Kenya e li accoglie nelle proprie strutture a Nairobi. |
Premio letterario Energheia Africa Teller
Il 21 marzo alle ore 18,30, si svolgerà a Matera, presso
l'Aula Magna dell'Università, in via S. Rocco, la cerimonia di consegna
del Premio letterario Africa Teller. Il Premio, alla sua terza edizione, è
promosso dall'associazione culturale Energheia, di Matera, e da quest'anno
vede la collaborazione attiva di Amani.
Alla cerimonia saranno presenti il vincitore, Jealous Nyandoro dallo Zimbabwe,
padre Kizito Sesana e i giurati, Antonio Perna, responsabile del CRIC - Centro
Regionale di Intervento per la Cooperazione di Reggio Calabria, Jean Léonard
Touadi, giornalista RAI e di Nigrizia, e Pietro Veronese, inviato speciale
di Repubblica.
In occasione della cerimonia di premiazione, Amani presenta la pubblicazione
delle due prime raccolte dei racconti finalisti, Africa Teller 1 e Africa
Teller 2. Con questi due volumi, Amani debutta come Amani Edizioni e da avvio
ad una collana che spera possa avere un lungo seguito, continuando a raccogliere
le voci di un Continente lontano ma che desidera comunicare ed essere ascoltato.
Un Continente vasto e della cui diversità troppo spesso ci dimentichiamo.
Anche per questo da quest'anno il bando di Africa Teller si rivolge anche
al mondo dell'Africa francofona. Quello di Amani è un invito alla lettura,
all'ascolto e alla scoperta di una dimensione più intima dell'Africa
che si esprime attraverso i suoi giovani scrittori.
Incontri di padre Kizito a marzo - aprile 2003
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20 giovedì | Milano |
| 20 giovedì | Bari | |
| 21 venerdì | Matera | |
| 22 sabato | Taranto | |
| 23 domenica | Taranto | |
| 24 lunedì | Roma | |
| 25 martedì | Roma | |
| 27 giovedì | Padova | |
| 28 venerdì | Cremona | |
| 01 martedì | Bologna | |
| 02 mercoledì | Solbiate Arno (VA) | |
| 03 giovedì | Merate (CO) | |
Chi fosse interessato a partecipare agli incontri di padre Kizito previsti in Italia a marzo - aprile può contattare la sede di Amani ai tel. 02 48951149 / 02 4121011 e all'e-mail amani@amaniforafrica.org per avere ulteriori dettagli (luogo, ora, ecc.), consultare il sito web www.amaniforafrica.org o iscriversi ad "Amaninews", un servizio che permette agli iscritti un continuo aggiornamento sulle iniziative di Amani e di conseguenza anche sugli incontri di padre Kizito.
Un fiore per un fiore
di Amalia e Tina
Amalia e Tina sono due amiche di Milano che hanno ideato questa iniziativa e la stanno gestendo insieme ad alcune amiche e sostenitrici e allo staff di Amani (n.d.r.)
" E come potevamo noi cantare..."
Non
è certo con Quasimodo che avremmo voluto comunicarvi, cari amici, quanto
è successo "ad un Fiore per un Fiore" dall'ultima volta che
ci avete letto. Ma purtroppo gli avvenimenti internazionali stendono una triste
coltre sulla nostra gioia nonostante il successo dell'iniziativa. Perché
di successo si tratta.
Infatti circa 500 rizomi hanno trovato collocazione tra privati e comunità.
In particolare 300 sono stati piantati dai giovani di Comunità Nuova
di Villa Paradiso
(Besana Brianza - Milano) che hanno accolto con entusiasmo la nostra proposta
di impegnarsi con Amani, per la Casa di Anita, felici di stabilire un ponte
di generosità fra due situazioni di difficoltà dolorosa ma in
evoluzione positiva. Grazie ragazzi!
Questo poco prima di Natale. Un grande Natale.
A fine gennaio un'altra bellissima novità: una piccola comunità
di adolescenti si è offerta di allargare il cerchio di altruismo; anche
loro a scavare, a sperare pensando ad altri lenendo così le proprie
sofferenze con sentimenti che scavalcano tutte le distanze.
Come è lontana la guerra degli adulti, la guerra dei forti.
Ora questi ragazzi attendono di sapere il nome di chi adotterà le peonie
che loro coltivano ed il cui fiore sarà messo in offerta al momento
della fioritura.
Parte così l'operazione "ADOTTA
UNA PEONIA" per cui inviando ad Amani 10 Euro si diventa "
proprietari " di una pianta di peonie coltivata dai nostri generosi amici.
Un cartellino con il vostro nome, posto di fianco alla peonia, li farà
felici perché darà la prima concretezza ai loro sforzi . Il
ricavato servirà ad ultimare il pagamento dell'allevamento di polli
alla Casa di Anita.
Ad aprile poi presso Villa Paradiso ci troveremo per la SBOTTONATURA
delle peonie che consiste nel togliere i boccioli laterali per permettere
a quello centrale di donarci un grosso fiore.
Conosceremo i ragazzi di Villa Paradiso con i quali , assieme, pranzeremo
a base dei loro asparagi.
Se desiderate partecipare a questo momento non esitate a contattarci.
A fine maggio inizio giugno, dipende dal tempo, LA
FESTA DELLA PEONIA. Ma per questo ci faremo vivi più avanti
attraverso la Newsletter di Amani.
Per avere maggiori informazioni su questa iniziativa contattare la sede di
Amani ai tel. 02 48951149 / 02 4121011 e all'e.mail amani@amaniforafrica.org
| Il progetto: La "Casa di Anita" è una casa di accoglienza per minori situata a Ngong (piccolo centro agricolo a 30 Km da Nairobi) e curata da tre famiglie keniane. La "Casa di Anita" accoglie 24 bambine di strada (di età compresa tra i 4 e i 13 anni), alcune orfane e altre provenienti da famiglie poverissime, spesso vittime di abusi sessuali, e 3 bambini Nuba, inserendoli in una struttura familiare e protetta e permettendo loro una crescita affettivamente tranquilla e sicura. La Casa di Anita nasce in memoria di Anita Pavesi, giudice onorario del Tribunale dei minori di Milano, scomparsa nel 1998 dopo oltre vent'anni di straordinario e umanissimo impiego a favore di persone e famiglie in grande difficoltà. |
Master : L'AFRICA PRESENTATA DAGLI AFRICANI
Approach to African Culture and Life
In
collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,
Facoltà di Scienze della Formazione, il 20, 21 e 22 Marzo si è
tenuto un Master in interventi relazionali in contesti di emergenza, L'AFRICA
PRESENTATA DAGLI AFRICANI Approach to African Culture and Life.
Molto spesso l'Africa è presentata esclusivamente per il suo volto
di povertà, per il suo ritardo di sviluppo, per le sue miserie.
Salvo poi raccogliere alcuni frammenti di positività attraverso la
testimonianza di qualche missionario o la lettura del taccuino di qualche
antropologo. Il Corso si è proposto di presentare agli Studenti, con
una metodologia diretta, un approccio alla Cultura e alla Vita del Continente
distante da pregiudizi, fornendo tracce per una lettura obiettiva.
Tra gli altri hanno partecipato in qualità di relatori
Padre Renato Kizito Sesana ; Dott. A.Maurice Amollo , Antropologo e Archeologo
Università di Nairobi - Dipartimento di Archeologia ; Dott. Michael
Ochieng , Università di Nairobi - Coord. di Africa Peace Point ; Dott.
Michael Owiso Università di Nairobi - Dip. di Scienze Politiche - Direttore
dell'Amani People's Theater