|
|

Ndugu Mdogo - Picccolo Fratello
Il progetto si suddivide in:
Si tratta di una nuova casa
di accoglienza e (Mdugu Ndogo, “piccolo fratello”)
situata a Kibera.
Questa casa ha non solo la funzione di togliere fisicamente dei bambini
dalla strada e dar loro
l’opportunità di frequentare la scuola risiedendo in un ambiente che li protegge e in contatto con educatori ben preparati e
che li amano, ma è anche il luogo in cui educatori che hanno
già fatto dei corsi teorici si immergono completamente nella vita reale dei bambini di strada.
Obiettivo:
Stabilire un primo punto di contatto con i bambini di strada che
potranno accedervi nelle situazioni di emergenza: quando sono malati,
quando non riescono a mangiare, quando si sentono minacciati. Durante
la settimana vengono accolti circa 30 bambini che possono frequentare
la casa durante i giorni stabiliti. Per loro un pasto caldo, la
possibilità di lavarsi, giocare, stare in compagnia e avere
un aiuto. Il sabato la casa è aperta a tutti e 30 i bambini.
Nella casa, con i bambini, dormono due educatori. Il loro coordinatore,
Boniface Okada Buluma, controlla, invece, tutte le attività.
Attraverso questa casa, si vuole tentare di rendere più
semplice il futuro ingresso nella casa famiglia definitiva.
Dettaglio della
casa:
La casa è composta da una cucina, due stanze da letto per i
bambini e una per gli educatori, un ufficio e una grande sala con un
tavolo per i giochi, i disegni, le riunioni. C'è anche una
televisione per l'intrattenimento dei bambini che possono prendersi
cura di cuccioli di cane per i quali è stato costruito un
piccolo recinto nel cortile.
2. Casa famiglia a Kerarapon
La casa famiglia si trova a
pochi chilometri da Kibera, lungo la Ngon Road, tra il quartiere Karen
e Ngong Town. Qui gli ex bambini di strada sono inseriti in famiglia e
hanno la possibilità di crescere in un ambiente protetto,
ricevendo cure, attenzioni e la possibilità di andare a
scuola. Un team di persone qualificate si occupa di seguire passo dopo
passo la crescita dei singoli bambini, dal loro percorso scolastico
fino alla ripristino dei contatti con i loro parenti, così
che il percorso di riabilitazione venga fatto secondo le
necessità, i tempi e i bisogno di ciascun bambino.
Obiettivo:
Tre famiglie keniane ospitano 40 bambini che sono già
entrati in contatto con il centro di prima accoglienza. Lo scopo
è quello di “toglierli” definitivamente
dalla strada.
L'inaugurazione della casa è avvenuta il 17 dicembre 2006. I primi bambini hanno iniziato la scuola nel
gennaio 2007.
Avanzamento
dei lavori
I lavori di costruzione sono iniziati a fine aprile 2006 e terminati
nell'ottobre 2006.
Dettaglio della casa
La casa sorge su un terreno già di proprietà di
Koinonia a Kerarapon e si trova a 15 minuti dal centro di educazione
permanente. Al momento Piccolo Fratello utilizza 1 acro dei 4
disponibili sul terreno. Uno è destinato a sviluppi futuri e
i restanti due saranno usati per costruire una scuola per bambini figli
di rifugiati della zona dei Grandi Laghi.
3. Centro di educazione permanente
Obiettivo:
Ospitare gli educatori del luogo che prepareranno i bambini di strada
ad affrontare la vita in modo autonomo.
Avanzamento dei lavori:
I lavori sono iniziati nel gennaio 2006 e terminati nel settembre 2006.
Il centro si trova presso la Shalom House lungo la Ngong Road. http://www.shalomhousekenya.org/
Dettaglio
edificio:
L'edificio è composto da 4
piani di 375 mq l'uno per un totale di circa 1500 mq.
- piano terra: ingresso, reception, deposito, caffetteria con cucina e
veranda esterna, legatoria, copisteria, internet café,
servizi igienici per i dipendenti con accesso dall'esterno;
- primo piano: direzione, segreteria, una grande biblioteca, un'aula
grande e quattro piccole, servizi igienici per studenti e insegnanti;
- secondo piano: 10 aule piccole ed una grande, servizi igienici per
studenti e insegnanti; ? terzo piano: 9 aule piccole per i corsi,
un'aula piccola ed una grande riservate a videoconferenze, servizi
igienici per studenti ed insegnanti.
Le aule avranno un computer
messo in rete, due scrivanie e quindici sedie per gli studenti.
Contesto socio-economico
Lo slum di Kibera è situato a circa 7 chilometri a
sud ovest dal centro di Nairobi, nel distretto di Langata. La
baraccopoli copre approssimativamente 250 ettari di terra e consiste di
13 settori, o “villaggi”. E’ abitata da
circa 800.000 persone, anche se le stime variano molto; è
considerata la più
grande baraccopoli in Africa
a sud dell’Equatore.
Il nome di Kibera deriva da una parola nuba, Kibra, che significa
foresta o giungla. Le prime persone che vi si sono insediate sono stati
i nuba, militari al servizio dell’African King’s
Rifles, ai quali il governatore inglese del Kenya diede questo posto
dove accamparsi, agli inizi del secolo scorso.
Oggi Kibera è un insediamento multietnico. I diversi gruppi etnici sono concentrati nei
differenti villaggi: a Kisumu Ndogo sono presenti i Luo, a Siilanga i
Kamba, a Makina i “Nubi”. C’é
anche una grande concentrazione di Kikuyu e Luhyia.
I residenti vivono in condizioni di estrema povertà. Circa il 94% delle famiglie non usufruisce
delle strutture di base che assicurano una normale vita sociale,
infatti poiché viene considerato un insediamento illegale non sono previsti fondi
governativi per i servizi di base come
la sanità o provvedimenti per la pulizia
dell’acqua.
Circa il 90% delle malattie dello slum sono causate dal
sovraffollamento e dalle condizioni sanitarie disastrose. La spazzatura
e i rifiuti umani sono abbandonati ovunque, raccolti in semplici fosse
o in fogne a cielo aperto.
La maggior parte dei residenti di Kibera vive sotto il limite di sussistenza, sopravvivendo con meno di dieci dollari al
mese; viene sfruttata dai proprietari delle case (per lo più
costruite con fango e lamiere) che pretendono affitti alti; vive in
condizioni difficili con salari minimi grazie a business informali o
commerci su piccola scala con profitto minimo se non addirittura nullo.
Il governo non ha creato condizioni di lavoro e l’economia
non favorisce lo sviluppo autonomo di attività; questo
costringe le persone ad escogitare provvedimenti illegali per sopravvivere.
Kibera è un territorio
molto insicuro: non passa
settimana che qualcuno non venga ucciso, mutilato o ferito. Le varie
attività illecite, in particolare furti con scasso, agguati
e scippi alle persone che rientrano tardi la sera, non vengono
denunciate. La maggior parte delle persone vive in uno stato di paura
per l’assenza di luce elettrica durante la notte e
perché le case non hanno strade sicure, ma al contrario
conducono in molti vicoli e angoli bui in ci è rischioso
addentrarsi.
Non c’è inoltre una stazione di polizia
all’interno dello slum, dove il crimine possa essere
immediatamente denunciato. I rapporti con la polizia sono temuti dai
residenti a causa dell’alto livello di corruzione (il Kenya è il quarto paese nel
mondo per corruzione) e degli incidenti avvenuti nel passato. La
polizia rilascia i presunti colpevoli grazie al pagamento di tangenti,
causando altri rischi per le vittime su cui si rivendicano.
La polizia molesta e arresta la gente con motivi meschini, per esempio
chiedendo loro il documento di identità o la carta di
lavoro, sapendo che la gente di Kibera lavora senza contratto, nel
settore informale. La maggior parte degli arresti non sono portati alla
stazione di polizia ma in aree nascoste, in modo da poter richiedere
tangenti per il rilascio.
I principali
problemi di Kibera sono
l’affollamento, la povertà, la disoccupazione,
l’inattività, i problemi igienici, la carenza di
infrastrutture, la difficoltà di poter possedere una casa o
un terreno proprio, oltre alla disoccupazione e analfabetizzazione che
sono diffusissimi tra i residenti. Particolare riguardo assume il
problema dell’HIV/AIDS e della trasmissione del virus per cui le
campagne di prevenzione non sono sufficienti a contrastare i pregiudizi
radicati nella cultura e nelle tradizioni popolari.
Inoltre vi sono difficoltà nella gestione delle differenze
etniche, culturali e religiose; abuso di alcool e droghe; dissoluzione
delle famiglie; mancanza di spazi di aggregazione/educazione;
prostituzione.
L’alto grado di
violenza è generato
da quattro fenomeni:
Il tessuto
sociale è ricco di organizzazioni/associazioni
informali suddivise in gruppi di giovani, gruppi di supporto a donne e
bambini abusati, gruppi di assistenza e di educazione alla salute,
gruppi di educazione alla pace e alla riconciliazione, gruppi di mutuo
aiuto e sviluppo, microfinanza, gruppi di educazione e promozione
religiosa e politica, gruppi di educazione scolastica. Tra questi
spicca il ruolo fondamentale delle donne che sono attive nella
propaganda sociale.
Kibera Grassroots
Initiatives (KGI) è una rete (network) di
iniziative tutte registrate come organizzazioni e gruppi (nel 2004
erano 96) che hanno come riferimento Africa
Peace Point, un’iniziativa di Koinonia
Community. Questi gruppi sociali sono in accordo per lavorare insieme
per l’integrazione e per lo sviluppo e il benessere della
gente di Kibera. Il ruolo del KGI è reso difficile dalla
mancanza di strutture comunicative come la linea telefonica e
telematica.
Sono presenti su tutto il territorio di Kibera 37 scuole che in
totale accolgono circa 3.800 bambini. Alcune di queste scuole sono
sostenute da ONG ed hanno programmi di sostegno che comprendono un
programma di alimentazione (per la maggior parte dei bambini esso
rappresenta l’unico pasto della giornata); assistenza medica
in quanto non ci sono strutture sanitarie mediche governative che si
prendono cura dei minori; screening dei bambini sieropositivi o con HIV
per permettergli di ricevere cure e attenzioni specifiche; uniformi e
altri vestiti poiché i genitori, o chi per essi, non sono in
grado di procurarne; counselling specifico per i bambini orfani; salari
per il personale (insegnanti, cuoche, guardiani e volontari); libri di
testo e materiale da cartoleria; mantenimento per la scuola.
Leggi gli articoli del nostro archivio relativi a Ndugu Mdogo
– Piccolo Fratello