Cosa chiedono i Nuba? Di ESSERE NUBA

ll Sudan è il più grande stato africano con i suoi 2 milioni e mezzo di kmq.

Il conflitto in atto nel paese tra la popolazione del nord araba e quella del sud nera e africana è iniziato nel 1955, e, dopo una interruzione dal 1972 al 1983, è ancora in corso.
Si calcola che dal 1983 a oggi le vittime del conflitto siano di gran lunga superiori ai due milioni.
Il governo del Sudan è attualmente espressione della popolazione araba.
Nella regione del Southern Kordofan, sulle montagne Nuba, nel cuore geografico di questo paese, vivono i Nuba. Questo popolo nero e africano dalle origini antichissime, è sottoposto dalle milizie sudanesi a un vero e proprio genocidio: bombardamenti sui civili, assalti ai villaggi, l'incendio dei raccolti, il furto di bestiame, lo stupro in massa delle donne, il rapimento dei bambini, e poi torture, assassini, incarcerazioni arbitrarie.
Il governo di Khartoum, per nascondere questi orrori e per fiaccare la resistenza del popolo Nuba, vieta l'accesso nella zona alle Nazioni Unite e ad ogni altro organismo internazionale, impedendo di fatto l'arrivo degli aiuti internazionali dell'Operation Lifeline Sudan, che prevede il soccorso della popolazione civile ovunque nel paese.
L'isolamento dei Nuba è stato rotto dai volontari di Amani per la prima volta nell'agosto del 1995, con voli carichi di aiuti umanitari.
Da allora ogni mese Amani invia medicinali, attrezzi da lavoro, vestiti, sapone, sale, materiale scolastico per permettere alla popolazione di resistere in una situazione di conflitto, abbandono e isolamento.

E' una scelta precisa, oltre che una richiesta della popolazione locale, quella di non inviare cibo se non in casi di assoluta emergenza. I Nuba in questo modo non saranno mai dipendenti dagli aiuti, e potranno così mantenere il ritmo quotidiano di una società tradizionale che si basa sull'agricoltura.

Amani inoltre sostiene attraverso borse di studio un gruppo di giovani nuba rifugiati in Kenya e li accoglie nelle proprie strutture a Nairobi.


Da un anno nell'ambito dei progetti educativi sulle montagne Nuba, Amani sostiene un Centro educativo polifunzionale: una "scuola modello" che prevede oltre all'educazione primaria di 500 bambini per fare fronte all'emergenza scolastica presente nella zona, anche la formazione di circa 30 insegnati all'anno per rivitalizzare il tessuto culturale ed educativo in quell'area duramente provata dalla guerra.
Questo progetto potrà in futuro essere ampliato con la dislocazione di altre scuole sui monti Nuba se la situazione politica e le energie degli organizzatori e dei sostenitori lo permetteranno.

Durante questi anni alcuni dei voli umanitari di Amani, carichi di aiuti e con giornalisti inviati da testate e televisioni italiane e internazionali, hanno subito il tentativo di abbattimento da parte delle milizie governative, che per puro caso non hanno raggiunto il loro scopo. Nonostante questo l'azione di Amani non si è interrotta e non si interromperà fino a che non verrà aperto un corridoio umanitario garantito e protetto dalle Nazioni Unite, che consentirà ai Nuba di essere soccorsi e di vivere secondo le proprie tradizioni.