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Libri
Padre
Renato Kizito "Shikò - Una Bambina di strada" Shikò è una bambina di strada, una delle migliaia di street children che popolano – infestano, secondo i benpensanti – la città di Nairobi. Un mondo parallelo, dove la sopravvivenza è una gara quotidiana, la fame e il dolore si ingannano sniffando colla e assumendo droghe, la violenza è l’unica regola, i confini fra vita e morte si confondono. Shikò non si è sempre chiamata così: il suo vero nome è Malaika, che significa «angelo». Leggi l'estratto |
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Chiara
MichelonNoi bambini di strada Fuggiti da casa, cacciati dai familiari, spesso picchiati, sfruttati, nei loro pochi anni di vita hanno già vissuto storie di disperazione e violenza lungo le pericolose strade delle maggiori città zambiane. I tanti bambini di strada accolti al Mthunzi centre di Lusaka oggi possono finalmente avere un futuro e dei sogni, possono studiare, mangiare, avere di nuovo una famiglia e un tetto sulla testa… Leggi l'estratto |
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Renato
Kizito SesanaFather Kizito's Notebook (Nairobi, Koinonia Media Centre, 1996) Articoli di Padre Renato Kizito pubblicate nella pagina domenicale dei maggiori quotidiani dell'Africa orientale il Nation |
Renato
Kizito SesanaFather Kizito's Notebook 2 (Nairobi, Koinonia Media Centre, 1998) Articoli di Padre Renato Kizito pubblicate nella pagina domenicale dei maggiori quotidiani dell'Africa orientale il Nation |
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| Renato Kizito Sesana Occhi per l'Africa (Bologna, Editrice Missionaria Italiana, 1999) In lingua italiana è stato pubblicato un volume che raccoglie lettere e riflessioni di Padre Kizito dal 1988 al 1998 |
Renato
Kizito SesanaLa Perla Nera. L’ “altra” Africa sconosciuta Libro "intervista" di padre Kizito e Stefano Girola, edito dalle Edizioni Paoline nel 2002. Leggi l'estratto |
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Un
ritratto della Milano degli Artisti degli anni '60. Pittori famosi,
poeti sconosciuti, filosofi originali negli anni della corsa verso
l'alto dell'intera società italiana.Introduzione di Arnoldo Mosca Mondadori Tutti i diritti di questo libro sono dedicati ai bambini di strada di Nairobi e al progetto "Piccolo Fratello" (Ndugu Mdogo) |
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Renato
Kizito SesanaMatatu. In viaggio con l’Africa (Cittadella Editrice) “Quando Kizito ci manifestò la sua disponibilità a collaborare regolarmente con “Nigrizia”, fu subito chiaro che la sua pagina sarebbe stata un paradigma di come guardare oggi all’Africa e a come noi guardiamo l’Africa. Lo spaziare dal sociale all’ecclesiale, al politico e persino al frivolo, è uno stile vicino all’esperienza della gente; il trarre conclusioni “importanti” da fatti e da incontri “piccini”, è una vera e propria spiritualità. Si può, è ovvio, non concordare con tutte le conclusioni che Kizito tira. Ma un paio di cose sono certe: ad ogni fermata del suo “Matatu” (che in Kenya è il nome dato ai pulmini che risolvono il problema del trasporto popolare) si gonfiano i polmoni di umanità e si riparte con la sensazione di aver capito qualcosa di più. (dalla prefazione al libro di Pier Maria Mazzola)”. |
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fotografie di Francesco Zizola |
Irene Panozzo Il dramma del Sudan. Specchio dell'Africa (EMI, Bologna, 2000) Ricerca storica sulle cause e sugli effetti della guerra civile in Sudan attraverso l'espansionismo egiziano, il colonialismo inglese e l'attuale governo centralista di Karthoum. Una storia di violazione dei diritti umani nella guerra civile che vede contrapposte le popolazioni arabe del Nord e le nere e africane del Sud. |
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Anna
PozziMade in Africa. Storie di un continente che rinasce (Editrice Monti, Saronno (VA), 2000) Il libro esplora l'esperienza di un gruppo di giovani di Nairobi e di un missionario italiano, padre Kizito, che insieme hanno fondato la comunità Koinonia. Da qui è germinata una moltitudine di iniziative : le case per gli street children di Kivuli e tutti gli altri progetti di Koinonia. Leggi l'estratto |
Roy
Gutman e David RieffCrimini di guerra (a cura di Internazionale Contrasto, Roma, 1999) Manuale importante per entrare nel merito dei crimini di guerra, è diviso in voci sintetiche accompagnate da immagini di noti fotografi. È stato realizzato da un'équipe internazionale di autorevoli giornalisti ed esperti legali e militari. La versione italiana è stata realizzata col sostegno di Amani che userà i fondi realizzati con la vendita del libro per il progetto “Emergenza Nuba”. Amani con il progetto in favore dei Nuba del Sudan afferma il diritto all'ingerenza umanitaria contro i crimini di guerra. Leggi l'estratto |
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Pier
Maria MazzolaGiorni d’Africa Personaggi – Eventi – Ricorrenze Emi - pp. 127 - € 15,00 Da Giugurta ai Premi Nobel africani, un concentrato di nomi, date, frasi celebri (o meno), per seguire giorno dopo giorno il cammino del continente culla dei viventi. Sono fatti e nomi che avevamo lasciato nell’oblio, o dei quali mai avevamo avuto notizia. Che ci testimoniano come la Storia, dell’Africa così come dell’Umanità, non sia altro che un faticoso ed entusiasmante cammino di liberazione. |
Renato
Kizito SesanaIo sono un Nuba Dalla parte di un popolo che lotta per non scomparire Un missionario bianco in una terra dimenticata. È Kizito, padre comboniano che da anni vive in Africa, dove ha conosciuto la tragedia dei nuba del Sudan, una popolazione vittima di un genocidio di cui nessuno parla. Qui Kizito ne racconta la storia e denuncia il silenzio dei media internazionali, a cui il dramma di questo popolo fiero non interessa. Immortalati negli anni Settanta dalle celebri fotografie di Leni Riefenstahl, i nuba, durante vent'anni di guerra civile, hanno rischiato di scomparire sotto l'azione violenta del governo di Khartoum. Ma, come ripete Kizito, i nuba sono un mito che si rifiuta di morire. Guidati da un leader carismatico come Yousif Kuwa e armati di pochi kalashnikov e molta dignità, hanno combattuto per riconquistare il "diritto di essere se stessi". |
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Di
Mela TomaselliIl vaso magico. Favole e leggende dei Giriama del Kenya. Edizione Emi I primi Giriama che abbiamo incontrato erano bambini. Abbiamo chiesto loro: "Ci raccontate una favola?", ma conoscevano solo quelle che avevano imparato a scuola, che non erano del loro paese. Allora siamo andati dai genitori perché ci raccontassero delle favole giriama, ma non se le ricordavano, perché era passato troppo tempo da quando erano stati bambini. Siamo andati poi a cercare i nonni, e purtroppo molti erano morti. Quei pochi che abbiamo avuto la fortuna di incontrare, ci hanno raccontato che ricordavano, ma soprattutto ci hanno indicato la via: "Andate a cercare in un villaggio sperduto, dove non tutti i bambini vanno a scuola". Alcune delle loro storie raccolte in questo libro le abbiamo trovate lì, e ce le ha raccontate una bambina che si chiama Furaha. Il suo nome significa "felicità". Leggi l'estratto |
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AA.VV.Quaderno Africano (a cura di Arnoldo Mosca Mondadori Edizioni Frassinelli) 14 € - pag. 384 Leggi la presentazione |
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Associazione
SocietàINformazione |
A
cura della Campagna Italiana SudanScommessa Sudan – La sfida della pace dopo mezzo secolo di guerra 10, 00 € - pag. 144 Uscita novembre 2006 Un anno fa finiva la più lunga guerra civile africana. L’accordo siglato tra il governo del Sudan e i ribelli del Sudan People’s Liberation Army ha fermato un conflitto che ha causato qualcosa come due milioni di morti. La strada verso la pace, però, è tutta in salita. Questo libro è un’analisi dei primi dodici mesi di difficile costruzione della pace e presenta la sintesi giornalistica di autorevoli rapporti internazionali oltre a contributi e interviste a leader sudanesi, attivisti e personalità che da tempo lavorano per costruire un Sudan multietnico, multireligioso e multiculturale. Disponibile presso Terre di mezzo Editore Leggi la prefazione |
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I libri con la descrizione in bianco possono essere
richiesti presso la sede di Amani. Quelli in grigio sono purtroppo esauriti.

Made in Africa
Storie di un continente che
rinasce
di Anna Pozzi
Editrice Monti - collana "Nei panni degli altri", pagine 142, L.
16.000
C'è un'Africa inedita e sconosciuta dietro le immagini
da cartolina, un'Africa tormentata, ma anche capace di rinascere. C'è
una terra che non rinuncia a credere a un futuro migliore, e gente comune
che non si arrende alla miseria e alla violenza.
Alcune di queste persone si raccontano in "made in Africa". Il libro
esplora l'esperienza di un gruppo di giovani di Nairobi e di un missionario
italiano, padre Renato Kizito Sesana, che insieme hanno fondato la comunità
di Koinonia.
Da qui è germinata una moltitudine di iniziative: le case per gli street children di Kivuli e per le bambine di strada di Anita's Home, il teatro che scende in piazza e il network per la pace.
E ancora, i progetti nel cuore della guerra, in Sudan, tra
le popolazioni delle montagne Nuba in lotta per la sopravvivenza.
Un intreccio di storie, persone, visi, culture: tante tessere, uniche e irripetibili,
che si uniscono a formare un mosaico di speranza. Fatto da africani per l'Africa.
Leggi
un brano del libro
Anna Pozzi, giornalista professionista, è redattrice
e responsabile del settore Africa di "Mondo e Missione", autorevole
rivista di informazione e cultura sul Terzo mondo del Pime. Ha vissuto e lavorato
per due anni in diverse parti dell'Africa: è stata caporedattrice di
un settimanale camerunense e ha realizzato numerosi reportages da Rwanda,
Burundi, Sudan, Kenya, Costa d'Avorio e Burkina Faso.
Durante l'ultimo soggiorno a Nairobi, ha potuto stringere un forte legame
con la comunità di Koinonia.
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Made in Africa
Storie di un continente che
rinasce
di Anna Pozzi
Editrice Monti - collana "Nei panni degli altri", pagine 142, L.
16.000
RITRATTI
Il capolinea della linea quattro non è
un terminal qualsiasi. È la fine di una città, l'inizio di un
mondo. La grande e anonima Nairobi si ferma alle porte di Riruta, rifugge
da Kabiria. La città dei grattacieli e dei centri commerciali, del
traffico congestionato e dei palazzi di governo è solo a pochi chilometri,
ma le distanze umane sono immense. Da una parte, uomini senza volto, indaffarati,
frettolosi, stressati, ostili; dall'altra, una piccola umanità di gente
povera e comune, di ritmi lenti e di cose semplici, poco più di niente.
Non c'è ancora lo squallore degli slum a Kabiria, non c'è la
miseria che devasta i corpi e gli spiriti, il fetore delle fogne a cielo aperto
e delle montagne di spazzatura, fetore di morte che uccide uomini e speranze.
Al capolinea della linea quattro ci sono bancarelle di un mercato senza pretese
e senza orari, che si illumina la sera delle fiammelle di piccole lampade
a olio. E ci sono predicatori di Chiese improbabili, che promettono miracoli
a poco prezzo. La gente si ferma, ascolta, canta; qualcuno si accontenta di
un'effimera illusione, qualcun altro di una birra al baretto lì accanto.
Poi ciascuno riprende la sua strada. Di qui in poi si va a piedi. Ed è
tutta un'altra cosa. Cambia improvvisamente la prospettiva, e con essa lo
sguardo sulle cose, sulla gente, sui volti. Cambia il tempo; tutto diventa
più lento, più familiare, più intimo. La strada non è
più semplice via di collegamento, ma luogo di vita. È la strada
che porta verso casa.
A pochi passi c'è "Koinonia" e l'ufficio di "Amani People's Theatre". E nella sua stanza c'è Richard intento a studiare. Che è una delle sue molteplici attività. Lavora per il Ministero della ricerca ed ha appena ottenuto un dottorato in economia e commercio. Inoltre ha creato un'organizzazione che cerca di rispondere concretamente ai problemi ambientali dei quartiere più degradati, dando al tempo stesso lavoro a giovani disoccupati. Lo scorso anno è nato il RES, Riruta's Environmental Service, il servizio "ambientale" di Riruta, con una ventina di ragazzi assunti e l'obiettivo di arrivare presto a cinquanta. A lui risale anche la creazione degli "Yassets", la squadra di calcio che coinvolge alcuni ex-bambini di strada di "Kivuli" e molti ragazzi del quartiere e che sta ottenendo ottimi risultati e un grande successo di pubblico nella zona. Al punto che anche le ragazze hanno voluto emulare i loro coetanei, dando vita a un team femminile. Entrambi hanno base a "Kivuli".
Per arrivarci bisogna addentrarsi nel quartiere lungo una strada tutta buche, disseminata di inutili dossi; una ventina di minuti a piedi, anche di più se si va in macchina con Daniel, che si ferma continuamente per salutare, per dare un passaggio, per scambiare due chiacchiere. Il tempo è in funzione delle persone, non degli orologi: il che ha i suoi vantaggi e qualche inevitabile controindicazione. "Kivuli" è l'altro capolinea, è casa, rifugio, un altro piccolo mondo dentro Kabiria. Un mondo fatto di persone che ci vivono, e di un via vai di ospiti e visitatori. Ci sono innanzitutto i bambini e c'è padre Kizito, che si illumina ogni volta che li vede, un'icona un po' surreale quando si affaccia tra le grate della finestra con i suoi lunghi capelli brizzolati ad incorniciarne il sorriso.
Ci sono Charles e Daniel, con le rispettive mogli, Sabina e Mary, e le loro due bimbe, Tekla e Ikhabi. Ci sono George, Nicholas e Oduya, che si occupano dei bambini, affiancati fino a qualche mese fa da Odadi, che ora sta trascorrendo un periodo nell'altra "Koinonia", quella di Lusaka.
Ci sono anche due panettieri a "Kivuli", George e Assan, che garantiscono pane fresco ogni giorno per la comunità e i clienti esterni. C'è un gruppo batik, giovani che stanno imparando l'arte di dipingere i tessuti usando la cera. E c'è Margaret, l'infermiera che gestisce il dispensario, sempre attorniata da qualche bambino ammaccato o ammalato, o da qualcuno dei moltissimi profughi dei Grandi Laghi, che vivono nella zona. Possono farsi curare da lei grazie a Caritas italiana, che ha aperto un proprio ufficio a "Kivuli" per seguire il problema dei rifugiati in Kenya, ma anche per avviare un nuovo programma per il Sudan, coordinato da Davide, un cooperante italiano. Pure Caritas Spagna ha un ufficio nel centro, con due giovani sposi, José e Maria, che hanno dedicato molto del loro tempo libero ai bambini, aprendo la loro famiglia alla grande famiglia di "Kivuli". Cosa che hanno fatto anche Giovanni e Nadia, una coppia di volontari italiani, che vi rimarranno per due anni. Giovanni, ingegnere meccanico, appassionato d'Africa e di fotografia, ha dato man forte a padre Kizito nelle sue molteplici attività; Nadia ha vissuto la sua gravidanza accanto ai bambini di strada, partecipando ai loro giochi e alla loro educazione. Ad accrescere la piccola comunità di "Kivuli" sono arrivate anche due volontarie tedesche, Elisabeth e Jutta, che per un anno lavoreranno con i bambini del centro e le bambine di Anita's Home.
La presenza internazionale è spesso arricchita dal passaggio di amici, conoscenti, giornalisti, missionariÖ e di molti giovani, soprattutto durante i campi estivi organizzati da "Amani": un'occasione per conoscere l'Africa, attraverso la condivisione di un'esperienza di vita e di lavoro, che crea profondi legami di amicizia e di collaborazione, contribuendo alla formazione di persone più sensibili alle problematiche africane e più libere da stereotipi e luoghi comuni.
Italiani e kenyani, europei ed africani: il piccolo mondo
di "Kivuli" è fatto di volti, persone, culture diverse e
originali, capaci di dialogare, di farsi meticce, mondo di identità
e di contaminazioni, di prospettive e di coordinate spazio-temporali a misura
d'uomo.
A "Kivuli" si incontrano l'intraprendente giornalista delle BBC
e le donne nuba proveniente da chissà quali villaggi sperduti sulle
montagne del Sudan; il giovane calciatore ugandese, che cerca nelle sport
le vie di un riscatto negatogli dalla vita e dalla famiglia e il ragazzo che
ha perduto i genitori negli scontri etnici e sogna di chiedere al Presidente
di riavere la propria casa. A "Kivuli" passano fotografi e giornalisti
di fama internazionale, ma anche la famiglia con numerosi bambini adottati
o in affido, che dedica le proprie ferie ad altri bambini, egualmente sfortunati.
Ci sono i guardiani samburu, con i loro archi e frecce,
e poi Musa e Yunan, i due Nuba che assistono padre Kizito nei viaggi in Sudan:
gli uni e gli altri sempre disponibili a lavorare duramente e a concedere
un sorriso gentile.
E c'è sempre una buona scusa per andare a bere una Tusker, la birra
locale, nel pub fumoso di Kabiria. Al Trends si scambia qualche chiacchiera,
ci si rilassa, si ride e si scherza. Si discute di cose serie e divertenti,
ci si riappacifica con la vita che scorre troppo veloce, con quella capacità
tutta africana di sospendere il tempo e di godere dell'attimo presente. Per
poi ricominciare: su e giù lungo la strada di Riruta, per andare a
"Koinonia", per tornare a "Kivuli", per prendere l'autobus
e per tornare a casa.
Una strada, i capolinea di alcuni mesi di vita a Nairobi, visi di persone conosciute, o semplicemente incontrate, intraviste. Come Max, il barbiere, con i capelli all'ultima moda e quella riga sempre un po' strana. O la signora che vende chapati, una specie di piadina di origine indiana, in una baracca di lamiera, dal cui tetto pende un'inverosimile insegna con la scritta Hotel. Il venditore di kanga, il tessuto milleusi, che le donne portano attorno alla vita o in testa, che lancia immancabilmente un sasa mzungu - ´come va europeo?ª - ed esige un fit - ´beneª - di risposta. Il calzolaio paraplegico, affondato in un'angusta baracca straripante di scarpe, o il fabbro, che duplica le chiavi manualmente, esempio di superba approssimazione, in grado di spiazzare anche i più scettici, quelli che giurerebbero che mai potrebbero funzionare. Peter, lo spingitore di carretti, un po' pazzo e sempre ubriaco. E poi le donne in fila per l'acqua al pozzo di "Kivuli", dall'alba sino a notte fonda, perché in quartiere non arriva o non è mai abbastanza.
E molti, molti altri ancora, nelle giornate luminose,
quando sullo sfondo si intravedono le verdi colline di Ngong o in quelle grigie
e tristi, quando la pioggia si scaraventa dal cielo compatto di nubi. Il piccolo
mondo di Kabiria, gli amici di "Koinonia", "Kivuli", di
Anita's Home, i Nuba, padre KizitoÖ Manca solo Mulerwa, il bimbo mai
nato di Daniel e Mary che, a metà marzo, al suo nono mese, ha rinunciato
ad affacciarsi a questo mondo. A lui un ricordo speciale. A tutti gli altri
un'illimitata e profonda riconoscenza.
Pancia piena, pancia vuota
Così gira la ruota 
Ideazione:
ABA Comunicazione
Direttore: Gianfranco Sansalone
Organizzazione: Anna Izzo
Progetto grafico e illustrazioni: Antonella
Spalluto
Collaborazione: Maria Perego e Associazione
Culturale Atlantide
Marchio: "Genova per sempre - G8 annulla
il debito"
Prezzo: € 7,75 (Lire: 15.000)
“Cari bambini e ragazzi,
nelle pagine che seguono troverete dodici racconti scritti da bambini e ragazzi
come voi su un tema difficile ma molto importante: la
fame e la povertà.
Di questo argomento hanno parlato in casa, in classe, fra loro.
Poi, da soli o insieme ai loro compagni, hanno inventato delle storie, per
partecipare al concorso dal titolo “ Pancia piena pancia vuota. Così
gira la ruota”.
Che poi vuol dire che nel mondo spesso le cose non vanno così: chi
ha la pancia troppo piena può anche sfruttare o non capire quelli che
invece hanno fame.
Ma essere poveri non vuol dire
essere diversi o irrimediabilmente sfortunati.
Da molti popoli che riescono appena a sfamarsi possiamo apprendere tante cose:
la dignità, l’orgoglio,
la grande cultura di chi ha grandi
valori. Come la solidarietà,
l’armonia con la natura, la spiritualità.
I popoli dell’Africa hanno tutto questo.
Nonostante la siccità, le carestie, le malattie, qualche volta le guerre.
E a loro dobbiamo guardare senza voler insegnare
nulla. Ma cercando, semmai, di imparare.
I bambini non seguono i cartoni in TV, ma ascoltano molte bellissime storie
dai loro nonni. Non stanno con la baby sitter, ma spesso crescono tutti insieme
sotto la sorveglianza di una o dell’altra mamma del villaggio; conoscono
il vero valore del cibo e delle medicine; rispettano gli animali, l’acqua,
gli alberi, le piante, l’aria, la terra, perché sanno che a loro
devono la vita.
Questi racconti forse non sono tutti semplici come sembrano.
Ognuno però può dire qualcosa di diverso,
perché da ognuno può essere ricavata una morale.
Dopo averli letti chiudete gli occhi per un minuto e pensateci. La troverete.”
Dall’introduzione del libro
“Pancia piena pancia vuota. Così gira la ruota”è il titolo di un progetto senza scopo di lucro organizzato da Aba Comunicazione per sostenere la lotta alla fame nel mondo. Al concorso per una favola su ricchezza e povertà organizzato da ABA Comunicazione, aperto ad alunni e studenti dai 6 ai 13 anni di età, hanno risposto ragazzi e classi di una scuola elementare e quattro scuole medie genovesi, i cui lavori, letti da Maria Perego e Anna Izzo, sono pubblicati su questo volume.
Dedotte le spese, il ricavato della vendita e delle sponsorizzazioni di questo volume sarà devuluto a Banca Etica per la realizzazione di un intervento a favore dei bambini disagiati e più precisamente a sostegno dei bambini accolti nel Kivuli Centre di Nairobi.
La Perla Nera. L’ “altra” Africa sconosciuta
di Renato Kizito Sesana
e Stefano Girola, 
Prefazione di Jean Léonard Touadi,
Edizioni Paoline,
prezzo € 12,30.
Il libro è stato presentato ufficialmente a Milano
in data 3 ottobre e in molti degli incontri di padre Kizito organizzati in
ottobre.
La "Perla Nera" è l’espressione con
cui padre Daniele Comboni amava definire la qualità e il destino del
continente africano. Nonostante le apparenze, il grande missionario si diceva
così convinto che il continente più incompreso avrebbe un giorno
svolto un ruolo da protagonista nella Chiesa e nel mondo.
Padre Kizito ispira a questa convinzione la sua azione missionaria. In questa
articolata intervista risulta evidente che anche per lui l’Africa è
"altra" da ciò che la stampa spettacolarizzata e mercificata
manda in onda tutti i giorni per confermare la presunta superiorità
della civiltà e del modo di vivere occidentale. L’Africa è
"altra" rispetto a certe immagini unilaterali di guerre, pandemie,
devastazioni, che tendono ad accreditare l’idea di un continente "alla
deriva" bisognoso di "carità" o che merita la nostra
distratta indifferenza. L’Africa è "altra" e diversa
dall’immagine sbiadita di un continente seduto, gli occhi alzati al cielo
in attesa della manna degli aiuti stranieri.
Con l’intelligenza di chi ha il coraggio di guardare in profondità
senza fermarsi alla superficie, padre Kizito ci suggerisce di togliere dal
nostro album africano le immagini sfocate, sbiadite e invecchiate di un’Africa
immortalata nella sua rigidità che non esiste più per osservare
da vicino le istantanee di un continente che si inventa giorno per giorno.
(Estratto dalla presentazione del libro ad opera dell’editore).
Il
vaso magico.
Favole e leggende dei Giriama del Kenya
Di Mela Tomaselli
Edizione Emi
I primi Giriama che abbiamo incontrato erano bambini. Abbiamo
chiesto loro: "Ci raccontate una favola?", ma conoscevano solo quelle
che avevano imparato a scuola, che non erano del loro paese.
Allora siamo andati dai genitori perché ci raccontassero delle favole
giriama, ma non se le ricordavano, perché era passato troppo tempo
da quando erano stati bambini.
Siamo andati poi a cercare i nonni, e purtroppo molti erano morti. Quei pochi
che abbiamo avuto la fortuna di incontrare, ci hanno raccontato che ricordavano,
ma soprattutto ci hanno indicato la via: "Andate a cercare in un villaggio
sperduto, dove non tutti i bambini vanno a scuola".
Alcune delle loro storie raccolte in questo libro le abbiamo trovate lì,
e ce le ha raccontate una bambina che si chiama Furaha. Il suo nome significa
"felicità".
Buon viaggio!
Karibuni! Buongiorno per tutto il giorno.
Benvenuti in questo viaggio.
C'era una volta, e ci sono ancora, i Giriama.
Così mi raccontavano, quando ero piccolo.
La parola era il mezzo speciale per entrare in relazione con gli altri esseri,
umani, vegetali, animali e inanimati, per risolvere i conflitti quotidiani
e per comunicare con l'invisibile, perché anche l'invisibile è
vita.
La parola è il sapere. Può far bene. Può fare anche male.
Il sapere va protetto. Uno dei tanti motivi per cui l'Africa non lo ha scritto.
La scrittura è accessibile a tutti. Può fare male a quelli che
non sono preparati.
E poi " la scrittura è la fotografia del sapere, non il sapere",
dicono alcuni saggi africani. E per accedere al sapere ci vuole un codice
d'accesso. Infatti i simboli e i riti di iniziazione avevano come obiettivo
l'introduzione dei giovani al sapere, attraverso la parola.
Uno dei modi migliori per avvicinarsi all'Africa è ascoltare i racconti
dei suoi popoli.
Come ha fatto Mela Tomaselli, che ha raccolto dalla viva voce della gente
queste favole dei Giriama del Kenya.
Buon viaggio!
Jean Claude Mugabo Uwihanganye
Scrittore ruandese, è ricercatore di filosofia africana e di tradizioni
popolari nel mondo. Da vent'anni vive in Italia e si occupa di immigrazione
e di intercultura nelle scuole
Buon ascolto!
La cultura orale è stata trasmessa attraverso ballate, filastrocche,
proverbi, indovinelli, ninne nanne, preghiere, storie raccontate. Dal mondo
popolare seduto attorno al focolare della casa, ci siamo trovati davanti ai
televisori, ed oggi nella nostra società siamo telematicamente soli
e allo stesso tempo "insieme" ad altri, attraverso computer, telefonini
e messaggi sms; messaggi che spesso, anzi quasi sempre, hanno perso la memoria
del tempo, del nostro tempo.
Noi bambini e adulti del nostro ricco mondo pensiamo che gli altri mondi lontani
non raccontino, come se fossero stati colpiti da una strana maledizione che
dal tempo dell'oppressione coloniale li ha scaraventati nell'oggi della "civiltà
occidendale".
Mela Tomaselli, insieme ai sui amici, ai giovani studenti giriama ci riportano,
con questa serie di lezioni della memoria, sulla strada dell'uomo che riconosce
e ritrova la propria storia per segnare il futuro. E' un lavoro importante
anche perché è stato svolto nel continente africano dove la
cultura orale sta scomparendo.
Ben vengano i lavoro in cui siano i giovani a raccogliere le storie, le fiabe,
le antiche e moderne parole; perché come è sempre stato e sempre
sarà, nel canto c'è la memoria, nell'ascolto c'è il rispetto.
Buon ascolto!
Giancarlo Nostrini
Studioso e ricercatore della storia della musica e delle tradizioni popolari
europee e non, è giornalista e produttore radiofonico. Cura e conduce
per Radio Popolare la trasmissione di musica e cultura popolare "La Sacca
del Diavolo"
In
Africa
Raffaele Masto
L'Africa che conosciamo dai giornali e dalle televisioni
è una realtà che compare in modo intermittente come teatro dell'ennesimo
colpo di stato, di conflitti presentati come scontri tribali o di periodiche
catastrofi naturali. Eppure il continente nero meriterebbe di essere conosciuto
meglio dell'Occidente, che con il colonialismo ne ha pesantemente condizionato
lo sviluppo economico e con la globalizzazione continua a influenzarne le
dinamiche sociali e politiche. Perché questo immenso paese, con la
sua popolazione giovanissima e desiderosa di cambiamento, rappresenta senza
dubbio il futuro dell'umanità. In questo reportage, Raffaele Masto
ha condensato un'esperienza giornalistica di quindici anni, durante i quali
ha seguito guerre, le crisi e i personaggi che hanno determinato la storia
africana più recente, e ha messo a fuoco quattro scenari particolarmente
significativi dal punto di vista politico: la Somalia di Aidid e della missione
internazionale Restore Hope; il conflitto fra Etiopia ed Eritrea, iniziato
nel 1988, a pochi anni dal referendum sull'indipendenza di quest'ultima, e
terminato nel 2000; la terribile guerra civile fra hutu e tutsi nel Ruanda;
e infine il rovesciamento del dittatore Mobutu attuato da Kabila, che ha reso
allo Zaire il vecchi nome di Congo. La sua indagine dei fatti storici, appassionata
e ricca di informazioni, mantiene sempre in primo piano le vicende umane che
vi si intrecciano: quelle dei bambini guerriglieri, dei profughi, dei sopravvissuti
a lotte così esasperate da vanificare la distribuzione fra vittime
e carnefici. E questo non è solo il risultato di una scelta narrativa,
ma della convinzione che no sarebbe possibile comprendere una realtà
così drammatica, complessa e vitale senza mettere in gioco le proprie
emozioni.
Raffaele Masto lavora nella redazione esteri di Radio Popolare dal
1990 e collabora con diverse testate italiane e straniere. E' stato inviato
in Medio Oriente, America Latina e soprattutto in Africa, dove ha seguito
le maggiori crisi di questi ultimi anni. Ha realizzato documentari di politica,
realizzato documentari di politica, cultura, società e antropologia
venduti in diversi paesi del mondo. E' coautore di La nuova colonizzazione
(1998), No Global (2000) e L'informazione deviata (2002). Il suo indirizzo
e-mail è masto@radiopopolare.it
Crimini di guerra è una guida per tutti.
Crimini di guerra è uno strumento indispensabile per capire
i conflitti e le norme che li regolano.
Crimini di guerra è diviso in voci sintetiche e di facile comprensione,
accompagnate dalle immagini scattate dai più noti fotografi di tutto
il mondo.
Crimini di guerra, pubblicato in contemporanea negli Stati Uniti e
in Italia, è stato ideato e realizzato da un'équipe internazionale
formata da autorevoli giornalisti ed esperti legali e militari.
Crimini di guerra: quello che tutti dovrebbero sapere
400 pagine, 145 voci, 150 illustrazioni, 148 collaboratori di 12 paesi coordinati
da Roy Gurman e David Rieff
L'associazione
culturale ENERGHEIA, costituita nel 1989 a Matera, svolge la propria attività
nell'ambito della ricerca e della realizzazione di iniziative legate a nuovi
strumenti di espressione giovanile. In questi anni, grazie a diverse manifestazioni
organizzate in collaborazione con altre istituzioni culturali, l'associazione
si è radicata nel territorio, divenendo un punto di riferimento nel
panorama culturale materano.
Il Premio letterario Energheia-Africa Teller é nato cinque anni fa
dalla collaborazione tra l'associazione Energheia e la rivista Nigrizia (padri
comboniani) e si rivolge ai
ragazzi
del continente africano. Protagonista del concorso è l'Africa in una
delle dimensioni, quella letteraria, meno conosciuta e sicuramente lontana
dai cliché con i quali siamo abituati a considerarla. In primo piano,
infatti, non è l'Africa delle guerre, della violenza e della povertà
ma un'Africa dignitosa e con tanta voglia di raccontarsi. Il fascino delle
culture "altre" nelle tante storie, l'entusiasmo e la voglia di
raccontare dei ragazzi africani, gli scenari suggestivi visti con gli occhi
della mente e da loro vividamente descritti: nel Premio letterario Africa
Teller si trova tutta l'energia della parola scritta che annulla ogni distanza,
facendoci entrare in contatto con un mondo spesso trascurato, con quella "diversità"
di valori, stili di vita, concezione del tempo, importante per imparare a
rispettare ciò che si discosta dal nostro modus vivendi. Le varie edizioni
del Premio hanno messo in luce un aspetto di questa zona dell'Africa che pochi
di noi, forse, immaginavano così ricco di gente che si affida alla
parola scritta per raccontare.
Fanis Odhiambo, ventiquattrenne di Nairobi, con il racconto "Love conquers"
("L'amore conquista") é stata la vincitrice nel maggio 2004
della quarta edizione del Premio, alla quale hanno partecipato circa 220 ragazzi
di età compresa dai 20 ai 24 anni residenti prevalentemente in Kenya,
i cui racconti finalisti sono stati pubblicati nella raccolta allegata. Scritti
in inglese o francese, i racconti sono stati letti da un comitato di lettura
e selezionati dalla giuria composta da Nicoletta Dentico (giornalista, già
direttore generale della sezione italiana di Medici Senza Frontiere) Raffaele
Masto
(giornalista
lavora nella redazione esteri di Radio Popolare) e Anna Vanzan (scrittrice
capo redattrice della rivista Afriche&Orienti).
"Love conquers" é un racconto che indugia nelle descrizioni tanto dei paesaggi quanto degli animi deiprotagonisti; una sorta di leggenda, narrata senza enfasi, in cui è l'amore dei nipoti Nguvu e Imani a fare in modo che la decisione sbagliata di nonno Hasira non abbia conseguenze drammatiche. Ogni parola è scelta con cura.
Per poter realizzare il premio, Energheia si avvale della
collaborazione di Amani (pace in Kiswahili), associazione laica fondata da
padre Renato Kizito Sesana, missionario comboniano. Con l'associazione Energheia,
Amani cura in particolare la pubblicazione della collana dei racconti finalisti
delle varie edizioni del Premio Africa Teller. Il ricavato della vendita dei
libri contribuisce a sostenere le iniziative dell'associazione Amani a favore
delle popolazioni africane.
Noi
bambini di strada.
Storie del Mthunzi Centre
Chiara Michelon
Prefazione di Pietro Veronese
Edizioni LaTerza
pagine 120, euro 14
Fuggiti da casa, cacciati dai familiari, spesso picchiati,
sfruttati, nei loro pochi anni di vita hanno già vissuto storie di
disperazione e violenza lungo le pericolose strade delle maggiori città
zambiane. I tanti bambini di strada accolti al Mthunzi
centre di Lusaka oggi possono finalmente avere un futuro e dei sogni,
possono studiare, mangiare, avere di nuovo una famiglia e un tetto sulla testa.
Le pagine di questo libro sono il frutto dell’esperienza vissuta dall’autrice
come volontaria al Mthunzi centre, dove si è
conquistata la fiducia dei piccoli ex-street children e si è resa voce
della loro voce. “La mia unica speranza - scrive l’autrice nella
premessa - è che si sappia la verità, che si ascolti la loro
voce, che nessuno dimentichi o faccia finta di non sapere che in molte strade
del mondo ci sono bambini che non sono più bambini, ma che vorrebbero
tanto esserlo”.
Le vite dei bambini di strada, le vere protagoniste di questo libro, raccontate
in prima persona con uno stile duro, crudo, secco, elementare, privo di retorica
e molto realistico, sbocciano sulla carta nei colori crudi e vivi della realtà
e fanno rivivere i tortuosi percorsi della sofferenza, ma anche, e soprattutto,
l’insopprimibile voglia di vivere, la forza della speranza, la capacità
dell’infanzia di sorridere al mondo, nonostante tutto.
La storia di padre Kizito, che suggella il libro, è un piccolo gioiello
che come una cometa fa brillare nel cielo un grido di speranza: tutti noi
possiamo fare qualcosa per un’Africa ingiustamente bistrattata e violentata.
Basta saper ascoltare.
In libreria dal 22 marzo
"Shikò
- Una Bambina di strada"
Padre Renato Kizito
a cura di Anna Pozzi
prefazione di Pietro Veronese
Ed. Sperling & Kupfer
pagine 232 - 16.00 €
Shikò è una bambina di strada, una delle migliaia di street
children che popolano – infestano, secondo i benpensanti – la città di Nairobi.
Un mondo parallelo, dove la sopravvivenza è una gara quotidiana, la fame e
il dolore si ingannano sniffando colla e assumendo droghe, la violenza è l’unica
regola, i confini fra vita e morte si confondono. Shikò non si è sempre chiamata
così: il suo vero nome è Malaika, che significa «angelo». Ma da quando, per
povertà e disperazione, è finita in strada con la madre e i fratelli, la sua
vita è cambiata e così il suo nome. Anche padre Kizito non si è sempre chiamato
così: molti anni fa l’Africa lo ha accolto e ribattezzato. Le loro strade
si sono incontrate. Padre Kizito ha allungato la mano verso di lei e le ha
prestato ascolto. Ora, la voce stessa della piccola protagonista ci racconta
la sua storia, mentre al missionario spetta il compito di rivelare ciò che
lei non può dire e di offrire a noi la possibilità di capire un pezzo d’Africa.
Questa è una storia che finisce bene, con Shikò che ritrova il proprio nome,
una nuova famiglia, una identità. E riscopre quella speranza di cui ha bisogno
ognuno di noi, di cui ha bisogno l’Africa.
In libreria dal 26 settembre